Il tema è quello della natività e lo stereotipo cristiano ed eterosessuale viene affrontato con un atteggiamento queer.
Un'iniziativa artistica dal forte contenuto politico che interviene direttamente sul tessuto della città.

L’intervento performativo avrà luogo su un autobus di Bologna, fra la gente. La natività queer si caratterizza quindi per un atteggiamento insurrezionale, con l’intento di realizzare una “zona temporaneamente autonoma” di affermazione dell’identità di sé e del diritto alla genitorialità, a prescindere da orientamenti sessuali e identità di genere. La performance ha una durata di 45 minuti. Un gruppo di donne (non necessariamente biologiche) col pancione in evidenza prende un autobus dalla Stazione, nel tardo pomeriggio. Come se tornassero da un viaggio, da un altrove fecondo di possibilità, le donne portano valige e bagagli, pesi che si aggiungono al peso del puerperio.Il gruppo di donne costituisce una sorta di famiglia irregolare, che si regge su rapporti di perfetta specularità tra i diversi membri. Le donne non hanno accanto i partner che le dovrebbero avere fecondate; sono madri di provetta, gravide di fecondazioni assistite. Ciascuna è partner per le altre.
Arrivate a Piazza Maggiore le donne, con le loro pance e i loro bagagli, scendono e restano in attesa di un altro autobus.
In questo passaggio da un autobus all’altro si procrastina il raggiungimento della meta e il momento del parto. E l’omofonia tra parto e partenza mette in luce che il diritto alla genitorialità per tutt*, nessun* esclus*, non trova asilo nell’Italia del 2006.

Curatore e testi: Francesco Paolo Delre 
Performer:
Benedetta Dealessi, Annalisa De Biasi, Cecilia Lattari, Marianna Murgia, Serena Specchio, Sara Pitzalis, Elisa Verga, Irene Viganò
 
Operatori:
Giusy Semeraro,Gianluca Latino

intervista di Eugenia Rodella per "women.it"

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